LANCIAPRISMA 

 

La Prisma di Alberto:

 

1.6 i.e. del 1987

 

 

NOME

Alberto Belluzzo
PROVENIENZA Legnago (VR)
MODELLO E ANNO 1.6 i.e., acquistata nuova dal nonno il 1.7.1988
KM PERCORSI 134.000
N. TELAIO ZLA831AB003350991
COLORE grigio quarzo met.
INTERNI tessuto grigio chiaro
ACCESSORI antifurto, fendinebbia
FOTO

AMARCORD

Agordo, inverno 1991: il nonno di Alberto accanto alla Prisma "ibernata"

 

 

OGGI

 

 

 

Guido la vecchia Prisma di mio nonno da qualche tempo. Ho apprezzato da subito la grande bontà costruttiva di quest’auto, appena ho girato la chiavetta di avviamento.

Il potente bialbero da 108 CV mi ricorda che non sono a bordo di una vettura qualunque; la vecchia Lancia cerca ancora una volta di offrirmi tutto quello che può: la sua eccellente meccanica, la strumentazione di guida completa, l’ottimo comfort. Una volta in azione agisce fedele, per rendermi soddisfatto, come ha fatto fin d’ora per quasi vent’anni. Ed ecco diffondersi il suo brontolio sommesso, regolare e pieno, che ricorda quasi un’Alfa 75, ma meno sguaiato e prepotente di quella, più discreto. Più elegantemente Lancia. 

 

Meno poeticamente, tutto cominciò nella  lontana estate 1987, quando mio nonno decise di acquistare alla allora non indifferente cifra di 20.708.000 lire su strada, una nuova Lancia (la precedente era l’altrettanto indimenticabile Beta 1600 seconda serie). La scelta cadde non a caso sulla Prisma, dato che egli ha sempre avuto predilezione per berline eleganti ed affidabili, come furono tutte le sue passate spese (fiat 1300, 125, 124 sport coupé, Lancia Beta).

 

Ricordo ancora quando nonno Aldo arrivò nel cortile di casa con quel gioiello: erano gli ultimi tempi in cui ci si riuniva per ammirare da vicino il nuovo importante acquisto. Io, già piccolo appassionato di auto, ero in prima fila per non perdermi un attimo di quella simpatica cerimonia domestica. Era quell’auto, per i miei occhi, un concentrato di tecnologia elettronica mai visto prima. Alzavetri elettrici, orologio digitale, lucette di cortesia disseminate un po’ ovunque, l’enorme motore pieno di misteriosi congegni, l’allarme antifurto; per me, giovane passeggero abituato fino ad allora ad una piccola Mini 90, era fantascienza. In vero per quegli Anni ’80, la Prisma 1.6 i.e. era un bel traguardo tecnologico.

 

Sfortunatamente, appena trascorsi pochi mesi dall’acquisto, la Lancia fu vittima di uno sciagurato incidente, causato da un guidatore distratto che, non dando la precedenza, costrinse mio nonno a centrare in pieno un platano. Tutto sommato l’auto subì danni non compromettenti, ma il peggio doveva ancora arrivare. Un noto servizio di soccorso stradale, al quale mio nonno era abbonato da tempi immemori, si occupò di trainare il veicolo fino alla vicina officina. Durante il tragitto il cavo di sicurezza al quale era agganciata la povera Prisma si sganciò, facendo scivolare la macchina in folle (!) dritta dentro un profondo fosso pieno d’acqua.

Nonostante tutto Prisma resistette ai violenti urti senza subire danni alla scocca e alle parti meccaniche. Poco tempo dopo, tornò come nuova. Seguirono anni di pace ed uso intenso. So di innumerevoli vacanze al mare in Puglia e nelle Marche, gite in montagna a pieno carico ed altri lunghi viaggi. Recentemente Prisma ha sofferto un po’ di solitudine e qualche malessere, essendo stata lasciata parcheggiata all’aperto da mio nonno, trasferitosi in centro città.

 

L’anno scorso un ennesimo, duplice, atto offensivo diretto alla povera Prisma, mi ha fatto indignare, spingendomi a prendermi cura di lei. Durante più riprese è stata vittima di ripetuti fregi sulla carrozzeria, ad opera di sconosciuti vandali. E come se non bastasse, un autista evidentemente distratto e vigliacco, ha tamponato il posteriore della povera, fuggendo poi senza farsi nemmeno rintracciare.

 

Oggi Prisma mi è stata affidata, dato che mio nonno ormai è un po’ troppo anziano per giudare. Dopo un periodo di oblio è tornata ad essere adoperata con frequenza. Le distrazioni che l’hanno perseguitata, non hanno scalfito la sua efficienza. Purtoppo gli anni passano anche per lei, carica di ricordi com’è, come gli adesivi dell’Associazione Marinai d’Italia, di cui mio nonno è stato presidente. Non voglio pensare a quando giungerà l’ora di separarmi da questa valorosa auto. Preferisco sentir cantare il suo rassicurante bialbero ancora per un po’.

 

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